Caricatura di Michele con due gelati

Michele Pinto

Un blog epicureo…

Ma di cosa dovrei preoccuparmi?

Archiviato in: Filosofia Epicurea, Religione — Michele at 2:40 am on sabato, febbraio 7, 2009
Ha fatto il giro del mondo la notizia che negli autobus di Londra è apparsa la scritta: “There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life” (”Probabilmente non c’è alcun Dio. Ora smettila di preoccuparti e goditi la vita”).
Si tratta di una frase profondamente epicurea: non potevo quindi lasciarmi sfuggire l’occasione di fare qualche riflessione.

Al tempo di Epicuro gli dei petendevano sacrifici, anche gravosi, per offrire in cambio la loro benevolenza. Il poeta epicureo Lucrezio racconta addirittura di sacrifici umani perpetrati per placare l’ira degli dei.
In questo contesto la frase che viaggia per Londra sui caratteristici autobus rossi è decisamente epicurea.

Epicuro diceva che non vi è dubbio sull’esistenza degli dei, ma che questi non sono come li immaginano i più:

“Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità. Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi”.

E la storia, dopo 2.300 anni, ha dato ragione ad Epicuro.
Oggi la religione non chiede più sacrifici, non insegna ad avere paura degli dei. Piuttosto è un sostegno interiore, una fonte di gioia.

A ben guardare anche nel cristianesimo qualche motivo per temere Dio ci sarebbe, pensiamo ad esempio a questo brano del Vangelo:

“Il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».”

Ma anche qui non ci vedo nulla di illogico. Non vedo preoccupazioni insensate basate su superstizioni che spingono a compiere gesti autolesionisti nella speranza di un contraccambio da parte del divino.
Vedo solo un invito, pressante, ad amare il prossimo, a sostenere altri uomini.

Il messaggio che leggiamo sugli autobus londinesi sembrerebbe quindi edonistico, niente di più di un appello a pensare solo a se stessi. Eppure sono certo che non è questa l’intenzione dei promotori dell’iniziativa. Tanto è vero che in Italia la stessa campagna ha utilizzato un messaggio ben diverso: “La cattiva notizia è che Dio non esite. Quella buona è che non ne hai bisogno”.

Il problema è che la religione da un’immagine di se assolutamente sbagliata, spesso bigotta ed oscurantista. La religione spesso assomiglia ad un ammasso di regole, ad un libretto di istruzioni per raggiungere il paradiso, disconoscendo anche quello che c’è di buono in questa vita.
Ovviamente non è così, ma tanti lo pensano.
Aveva quindi ragione Epicuro:

“Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità. Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi”.

2 commenti »

Comment di NuevoRilke

13 febbraio 2009 @ 2:49 am

Non sto né con Epicuro, né con i londinesi, e nemmeno con i cristiani, cattolici e non…

Sto con l’opinione secondo la quale ogni affermazione sulla Trascendenza è totalmente risibile.
Sto con l’opinione secondo la quale Dio è l’Essere che precede, creandolo, il nostro esistere, cosa da cui deriva la sacrosanta verità riguardo al non poterselo figurare in alcuna maniera: nemmeno con le parole.

Sto con l’opinione secondo cui la religione è solo un sistema ancestrale di potere politico-economico, basato sul tenere unite (come recita l’origine latina del sostantivo) le persone sotto il tetto dell’universale, e tutta umana, coscienza e quindi timore della morte.

Sto con quei filosofi, Epicurei in primis, che ritenevano e ritengono che uno dei presupposti della vita buona sia il non temere la morte, e quindi Dio.
Sto perciò con l’idea, difficilmente confutabile, secondo la quale l’amore per la vita e la solidarietà nascono proprio dalla rinuncia al volersi “impadronire” di Dio tramite la religione: la fede, quella sì, è altra cosa, sacrario impenetrabile della coscienza individuale, e non individuabile a scopo di potere da chicchessia.
Quella fede che è credere in Ciò che non si può conoscere in alcun modo, né immaginare.

Gli Inglesi, con quelle frasette-souvenir a effetto, non fanno altro che fare il gioco del potere religioso: mi vien quasi da supporre che questa sia l’ennesima, scaltra operazione mediatica della Chiesa.
Come si dice nel mio dialetto, te le strovano tutte…

NuevoRilke

Comment di Andrea

21 marzo 2009 @ 10:58 pm

Vedo che anche tu hai scritto sull’evento, io ho dato 1 lettura dall’altra parte della barricata da buon razionalista (o come mi apostrofano gli amici credenti, da buon miscredente)

credo che l’evento inglese che in italia si è ripetuto nei termini che sappiamo (con impedimento di espressione similare sui bus di Genova) si qualifichi da solo.

Al di là del merito, chi non permette l’espressione di una opinione legittima nasconde una grande fragilità, io, da razionalista, non trovo nulla di offensivo in affermazioni del tipo “Dio esiste” oppure “la matematica è un’opinione” benché le trovi entrambe errate, non capisco (o meglio capisco bene) chi non accetta e le etichetta come offensive frasi del tipo “Dio è la proiezione di desideri semiconsci” oppure “Dio non c’è, non facciamone un dramma”, da qui a riaccendere dei fuochi per imporre uno o più dèi specifici il passo non è molto grande.

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